15 gennaio 2010

Democrazia terminata

E' sempre più chiaro, anno dopo anno, che il modello sociale in cui siamo cresciuti e di cui si siamo riempiti la bocca, la tanto osannata democrazia è in una fase molto particolare. La causa generatrice di tutto ciò può essere riassunta da questo sostantivo: fragilità.

Perché la democrazia non è un sistema naturale ma il prodotto di una rispettabile sintesi di pensiero che mette il popolo, normalmente inconsapevole, al centro dei vantaggi che una società corretta dovrebbe fornirgli.

Purtroppo data la sua non naturalità è un sistema che se lasciato a se stesso degenera più o meno velocemente in altra forma e tale sistema sociale e di governo non può continuare ad esistere se i suoi appartenenti non si impegnano a mantenerne intatte le prerogative con una forte consapevolezza popolare anche mirata al miglioramento delle proprie condizioni ed a una élite conseguentemente consenziente a cui non sia dato il modo ed il tempo di appropriarsene.

Non muoversi in questa direzione è come accettare di riempire una casa del popolo di pervertiti e pensare-pretendere che questi non la trasformino in un luogo di orgie sfrenate. E' l'accettazione delle regole e la consapevolezza della base che ne permette il mantenimento senza mai dimenticare che sono state le élite del passato a imporla al popolo, e ribadisco che come tale si tratta di un lodevole sforzo intellettuale e gestionale e non di una naturale e quindi diffusa evoluzione.

Che purtroppo in tutti questi anni è risultata essere un sistema poco efficiente e tremendamente variabile nelle azioni e nelle idee e nella distribuzione dei vantaggi, ed al momento oltre ad essere stata usata per scardinare un sistema di vita faticosamente conquistato si presta ad essere usata per minare il concetto principe degli ultimi trecento anni, l'organizzazione stato nazione.

E cosi grazie ad un uso senza scrupoli ma perfettamente legale della fragile democrazia lo stato nazione inteso come positiva organizzazione civile finirà per essere smontato da semplici concetti indotti da comportamenti politici al limite del menefreghismo e che fanno semplicemente pensare: cosa me ne faccio di uno stato del genere se devo pagare tutto dalle tasse ai servizi, ho poca protezione, sono considerato un individuo manipolabile costretto al consumo ed al voto, sono costretto a lavorare per stipendi sempre più bassi discontinui ed alla fine pensioni da fame?

Cosa me ne faccio di uno stato nazione democratico del genere? A cosa mi serve? Questa è potenzialmente una delle tombe della democrazia che continua a risultare incapace di difendersi e spinge le gente ad allontanarsi.

E ci si mette anche l'Europa che democraticamente sforna schifezze a ripetizione compreso il trattato di Lisbona che ci farà rinunciare alla nostra sovranità, intesa come possibilità di cambiamento locale, già democraticamente precaria dando un'altra spallata poderosa al sistema-stato democratico.

Ma il suo declinare è risultato evidente anche nel fallimento della dirigenza di tutti quei partiti che accettando la democrazia come base della loro azione politica gli hanno reso un pessimo servizio non essendo stati in grado fornire eredi politici all'altezza ideologica che aveva loro permesso una credibilità politica e sociale.

Questo vale sopratutto per i cosiddetti partiti popolari come il PCI ed il PSI che si ritrovano in nome di una sacrosanta revisione politica dei figli traditori di un popolo che con tanta ingenuità li aveva e li ha votati, tutte cose accettate tranquillamente dal sistema democratico. Provate a fare un paragone politico-ideologico tra Togliatti e D'Alema o tra De Martino e Sacconi e vi renderete conto della immane distanza che li separa, distanza che non può trovare la sua intera giustificazione nella revisione ideologica personale e che trovano invece asilo nel contesto democratico. Perché l' élite chiamata a gestire uno stato democratico è colei che, in quanto gruppo di potere, permette alla democrazia stessa di continuare ad essere tale.

E tutto si è mosso in un contesto di abbandono e rassegnazione che hanno portato la nostra, in passato appena decente,  democrazia ad una alternanza  apparentemente democratica ma in realtà di tipo oligarchico al cui centro non c'è la gestione positiva della vita, ma la gestione del potere, solo potere, che si manifesta nelle forme più in voga al momento e con differenze minime tra gli opposti schieramenti. Tutte cose visibili e che erodono il consenso in questa democrazia.

E' chiaro che se la democrazia ha portato a questo stato di cose significa che al momento, data la sua intrinseca fragilità, non è un modello da cui il popolo possa attendersi qualcosa di buono. A questo punto si può tranquillamente dire che quello che è stato fatto in passato era frutto di una moda e non di una consapevolezza. Ai tempi bastò un socialista come Craxi ad inaugurare la nuova ed infame moda assolutamente democratica e manifestata ed interpretata democraticamente attraverso il voto, la moda del potere personale, personalmente ideologico, personalmente progettuale, autoreferenziale, ed è un altro fatto che la democrazia non riuscì ad evitare che questo accadesse.

Oggi di fatto non siamo più in democrazia, ciò che ne sopravvive è solo la forma, la sostanza è quella di una oligarchia, oligarchia che non è nemmeno politica, è finanziaria, la democrazia ha permesso al più forte di farsi conquistare, cancellandosi.

Vedremo come andrà a finire

Saluti a tutti.

Collegamenti all'articolo:

Crea un link

Pagina principale