13 aprile 2006

Decrescita

Sono più di un paio di decenni che un vocabolo è entrato prepotentemente nel nostro linguaggio ed ha “colonizzato l'immaginario collettivo” [1] si tratta del termine “crescita”. E' considerato da una certa corrente di pensiero economico uno dei più importanti, se non il più importante, indicatore della salute di una economia. Inoltre, per misurare tale crescita, è stato adottato un metodo contabile applicato definito P.I.L., Prodotto Interno Lordo, che permetterebbe di quantificarla in termini di variazioni percentuali. Crescita positiva, salute, crescita negativa, sofferenza. Da qui a fare nascere il concetto di “ crescita infinita” intesa come salute costante di un economia, il passo è stato brevissimo. C'è tuttavia un grosso problema, ed è un problema “strutturale”. Ad una economia che pretende di avere una crescita infinita si contrappone un pianeta che è “finito”, nel senso che non ha niente che lo componga che sia infinito. [2] Inoltre bisogna sempre avere presente che il nostro tenore di vita è sempre più basato sul mancato tenore di vita delle cosiddette popolazioni povere. Ovvero se per esempio la Cina volesse, come sembra, raggiungere il tenore di vita europeo, non parliamo neanche di quello statunitense, non potrebbe farlo perché il nostro pianeta non avrebbe le necessarie risorse per farvi fronte, mantenendo inalterate le attuali condizioni del mondo occidentale. Quindi se ciò avvenisse lo sarebbe solo a nostro danno. Ne consegue che i proclami di appoggio al progresso dei paesi poveri portato avanti da certi paesi ricchi, sono nel più benevolo dei casi, non è ammissibile l'ignoranza a certi livelli, da considerare come ipocrisie. Che fare? Come affrontare e superare il fallimento di un concetto così tanto perseguito ma non attuabile? La risposta potrebbe essere: “decrescita”.
[1] Tale termine è stato coniato da Serge Latouche, filosofo economista francese, grande teorico e propugnatore della decrescita. Per approfondire: http://www.decrescita.it/ [2] Il petrolio per esempio. Per approfondire: http://www.aspoitalia.net/

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